un motivo per lavorare

Un motivo per lavorare

Luglio 8th, 2019 Posted by Notizie 0 thoughts on “Un motivo per lavorare”

“A desire when chosen becomes a motive.”

Dewey 

Sono più di diciottomila le voci che contengono il termine “motivazione al lavoro” se si interroga un primario motore di ricerca sul Web.

Il tema della motivazione è particolarmente attrattivo sia per i singoli, i quali lavorando sulla motivazione hanno maggiori probabilità di raggiungere gli obiettivi personali e di benessere, sia per le organizzazioni, perché alimentando la motivazione delle proprie risorse le mantengono in azienda e contribuiscono allo sviluppo del business.

Progettare un intervento motivazionale è spesso complesso per le aspettative che alimenta.

Da un lato i committenti che a fronte di un lavoro sulla motivazione delle loro persone si aspettano un concreto ritorno dell’investimento formativo; dall’altro i partecipanti che si aspettano dal corso di dare una risposta ad alcune domande, come ad esempio: “Come posso motivare le mie persone se non ho chi mi motiva? Cosa ci posso fare se un collaboratore non vuole essere motivato? Da dove la prendo la motivazione se mi tolgono il budget e le risorse?”

Proviamo a dare una definizione di motivazione e a descrive l’approccio che abbiamo messo a punto per lavorare con le organizzazioni su questo tema.

Andando alle origini del termine “motivazione” deriva dal verbo latino “movere” (motus ad actionem) e rappresenta una componente che mette in moto gli individui accendendone l’energia fattiva. La motivazione è ciò che contribuisce a spiegare perché si mettono in atto certi comportamenti e perché gli individui garantiscono l’impegno verso la realizzazione delle mete stabilite. Di tutte le definizioni che ho incontrato, quella che considero maggiormente coerente al nostro approccio risale a Pilati (1995) che usa questo termine per descrivere i motivi che spingono la persona ad agire sulla base di obiettivi e interessi, guidata sia da processi cognitivi che emotivi.

Questa affermazione ci introduce un fattore particolarmente importante per la motivazione individuale: l’aspettativa di risultato.

Le aspettative di risultato si fondano sulle capacità di anticipazione e autoregolazione della mente umana e determinano in modo inequivocabile il comportamento delle persone. Se di fronte ad una sfida o ad un’attività assegnata ci si aspetta di incontrare noia, delusione e inutile sforzo, in che direzione potranno andare i nostri comportamenti? 

La mente umana ha la capacità di fare accadere le cose, come dimostrato dal meccanismo della profezia che si autodetermina (Merton 1948, Watzlawick, 1971).

Per questo se cambiamo le aspettative di risultato possiamo cambiare i nostri comportamenti. Quanto maggiore è il valore attribuito alle azioni tanto maggiore è il senso di soddisfazione percepito e la consapevolezza di costruire qualcosa di utile per sé e per gli altri.

La motivazione è una questione di pensiero, di approccio mentale? Anche. 

Victor Vroom (1964) sviluppa l’“Expectancy Theory” studiando la motivazione delle persone durante la presa di decisione e elabora la formula 

Motivazione= Valenza x Aspettativa x Valore

 

La valenza è la misura dell’impegno di quanto intensamente si desidera ottenere un risultato, l’aspettativa è la stima soggettiva della probabilità di raggiungerlo, e il valore fa riferimento alla relazione tra il raggiungimento degli obiettivi e l’ottenimento di una ricompensa. La motivazione è quindi determinata in buona parte dall’approccio del soggetto nei confronti del compito e non solo dal contesto più o meno incentivante. 

Il concetto di aspettativa positiva introduce quello di potenziale agentico o agenticità (Bandura 1991) e si lega fortemente al tema della responsabilità individuale. Scrive Bandura (2000) “Chi riesce a cogliere il vantaggio delle varie opportunità che la vita gli offre è capace di interagire con l’ambiente alimentando le sue potenzialità e acquistando un sempre maggiore livello di gratificazione personale”.

Se sentirsi motivati sul lavoro dipende anche dai meccanismi di pensiero individuali, come alimentare e convogliare l’energia fattiva? La realtà ci dice che quando le persone smettono di fare progetti smettono di attribuire senso alla loro esistenza. Così come le persone anche i sistemi organizzativi, sociali, politici, senza un progetto perdono la visione del futuro e ripiegano su un frustrante attendismo. L’attivazione della responsabilità individuale può essere alimentata in modo efficace se il soggetto è in grado di pianificare una catena di obiettivi che lo guidano al successo finale, ovvero il proprio benessere.

 

Come mettiamo in pratica il nostro approccio? 

  
A partire da questo background metodologico in aula lavoriamo per portare i partecipanti ad una svolta cognitiva: da “è l’azienda che mi deve garantire stimoli perché io mi motivi” a “se non ci metto io valore alle azioni che faccio e non mi propongo un fine non posso aspettare di sentirmi motivato”. Nel percorso di efficacia personale possiamo avvalerci della tecnica del goal setting (Locke & Latham, 1990) per aiutare i partecipanti a costruire la catena degli obiettivi. L’obiettivo è funzionale al proprio sviluppo, sottende il pensare, è la meta verso cui orientare le proprie risorse, intensificare gli sforzi e perseverare. Anche sul tema obiettivo è importante aiutare i partecipanti a riflettere sul meccanismo di pensiero che attivano; l’obiettivo infatti non è il compito: il compito sottende il fare.

La motivazione è infatti determinata dal traguardo finale e non dagli strumenti (i compiti) che aiutano ad arrivare a destinazione.

La motivazione in altre parole è un ingrediente che alimenta il percorso di crescita personale che deriva da una presa di posizione con se stessi relativa alla volontà di autodeterminarsi assumendosi la responsabilità del processo. Per arrivare a questa consapevolezza i partecipanti sono accompagnati attraverso i concetti di cambiamento e responsabilità e supportati nella demolizione degli alibi che spesso attanagliano il desiderio di mutare.

Per sentirsi motivati il focus dell’azione è concentrarsi sul presente, non su quello che abbiamo fatto o non abbiamo avuto il coraggio di fare, quello che interessa è come possiamo agire adesso per cambiare le cose (D. Agostini, 2006). 

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