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Cosa succede se durante una pandemia saltano i confini tra sfera professionale, familiare e scolastica?

Febbraio 8th, 2021 Posted by Notizie 0 thoughts on “Cosa succede se durante una pandemia saltano i confini tra sfera professionale, familiare e scolastica?”
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All’inizio del primo lockdown, a marzo dello scorso anno, abbiamo avviato un gruppo di studio radunando professionisti con punti di vista diversi, accomunati dall’interesse nei confronti della società attuale e delle sue interconnessioni.

Osservando il fenomeno del remote working ci siamo resi conto che questo inatteso esperimento organizzativo di massa non è stato semplicemente un passaggio dal lavoro in presenza al lavoro da remoto. Come scrive nel suo articolo Adam Gorlick, direttore della comunicazione all’Università di Stanford “quello che sta succedendo oggi con la crisi del conoravirus è completamente nuovo grazie a quattro fattori: bambini, spazio, privacy e potere di scelta”.

Abbiamo avuto la percezione che questa fase di trasformazione potesse essere interessante da studiare in modo più approfondito. A tal scopo abbiamo progettato una ricerca sui genitori lavoratori in UK, Italia e Irlanda, che potesse costituire un’occasione di riflessione e apprendimento sull’esperienza vissuta e sui nuovi ruoli che sono emersi.

Il progetto

L’ipotesi di partenza del nostro progetto è stata:

lavorare da remoto durante la pandemia da coronavirus ha comportato una perdita di identità tra vita personale e vita professionale.

Per esplorare questa ipotesi, abbiamo esaminato l’intersezione di tre sistemi durante questo periodo di lockdown: il sistema familiare, il sistema lavorativo e il sistema scolastico. La metodologia si basa sul modello psicoanalitico e sistemico, che esplora le motivazioni e le dinamiche inconsce tenendo conto delle realtà sociali e di contesto (Armstrong, 2004, 2005; Czander, 1993; Hirschhorn, 1992; Hutton, Bazalgette & Armstrong, 1994; Jaques, 1971; Miller & Rice, 1967).

La figura 1 rappresenta la nostra idea della società pre-pandemia con genitori e figli che condividono uno spazio, distinguendo sfera scolastica e sfera lavorativa e lasciando alla sfera domestica l’intersezione con le altre due. Il nostro interesse era scoprire se i confini tra casa, scuola e lavoro sono davvero saltati durante il lockdown e se questo abbia comportato uno smarrimento e perdita di identità.

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Figure 1: The boundaries being investigated in our project

I partecipanti allo studio, sconosciuti tra loro per la maggior parte, si sono incontrati su Zoom una volta la settimana nel corso del mese di maggio 2020 e ritrovati di nuovo a settembre per una sessione di follow up.

L’esperienza raccontata dai partecipanti italiani era sensibilmente diversa da quelli degli altri paesi coinvolti.

Le paure, speranze – e tutta la complessità emotiva che un’esperienza così insolita può sollecitare – sono emerse con forza attraverso i contributi dei partecipanti. Abbiamo creato insieme uno spazio di riflessione per dar voce e significato alla loro esperienza. In questo articolo toccheremo alcuni dei temi emersi dal lavoro di ricerca.

Lavorare durante il lockdown: passare dai meccanismi automatici all’incertezza

L’esperienza dei genitori lavoratori durante il lockdown è stata caratterizzata da un complesso contrasto di emozioni, risultanti dal nuovo modo di vivere insieme. I sistemi familiari sono spesso caratterizzati da implicite regole del gioco, inconsciamente accettate (Carli & Paniccia, 2000). Queste regole servono a tenere a bada la sensazione di “disagio” per la sopravvivenza del sistema.

I genitori hanno dovuto definire una serie di nuove regole per affrontare la rapidità dei cambiamenti offerti dal momento. Non solo: hanno anche dovuto integrare queste nuove regole in fretta. In poco tempo gli adulti hanno dovuto costruire una nuova identità professionale lavorando da remoto, ricostruire una nuova identità genitoriale e si conseguenza rinegoziare le “implicite regole del gioco” all’interno delle relazioni familiari.

Molti partecipanti hanno raccontato di essersi sentiti inadeguati nel sostenere la pressione data dal seguire le norme restrittive del lockdown e dall’integrare i sistemi familiare, lavorativo e scolastico. In diverse sessioni è emersa una sorta di oscillazione tra onnipotenza e impotenza, aprendo il confronto sull’immagine idealizzata della “famiglia nella bolla” all’interno della quale difendersi dai due acerrimi nemici: il virus e l’incertezza. Questo concetto di “bolla” è stato suggerito in particolare dai padri inglesi e irlandesi.

In UK la campagna di sensibilizzazione per ridurre al minimo la diffusione del Covid-19 è cambiata durante il nostro progetto e i sentimenti di protezione e idealizzazione possono essere considerati una reazione al cambiamento delle richieste nei confronti dei cittadini.  Il primo slogan “stay at home” indicava una norma attivando un bisogno di protezione e percezione di isolamento. Di contro, il più recente slogan “stay alert” ha attivato un senso di responsabilità personale e proattività nell’azione.

I partecipanti hanno fortemente avvertito questo sfidante cambiamento di richiesta. Nella nostra seconda sessione in UK (coincidente con il cambio di messaggio) un partecipante ha rappresentato in modo eloquente la situazione con un disegno. (Figura 2)

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Figura 2: rappresentazione della prima esperienza di lockdown a Londra

L’albero sembrava rappresentare una bolla di protezione esterna, e attraverso un lavoro di gruppo abbiamo tracciato lo schizzo di una città vuota ma piena di contrasti, con un vortice a simboleggiare l’incertezza e una catapulta sbilanciata e pericolosa, sul punto di muoversi. Questo schizzo ben rappresenta dolore della transizione; la fragilità probabilmente simboleggiata dalla precaria catasta di legna in attesa di essere travolta dal pendolo/vento.

La scuola a casa

Le due culture hanno vissuto in modo differente il sistema scolastico in questo periodo.

Le scuole, forse ancor meno delle aziende, sono state in grado di trasferire le loro attività su piattaforme online al propagarsi del virus. Gli insegnanti abituati ad avere i propri studenti in classe hanno dovuto adattare programma e i metodi di insegnamento. Hanno dovuto assumere nuovi ruoli e formare nuove relazioni sia con i genitori che con gli alunni.

Nel mentre i genitori stavano costruendo nuovi ruoli e relazioni, il sistema scolastico e il sistema familiare si sono incontrati per la prima volta, formando una nuova realtà complessa e quasi sconosciuta.

Abbiamo osservato che gli istituti scolastici dotati di un approccio flessibile ed aperto erano meglio percepiti dai genitori rispetto alle scuole con approcci più rigidi. Se le scuole con una cultura più rigida creavano tensioni negli alunni, la stessa dinamica si è ricreata nella relazione domestica genitori-figli sul versante scolastico.

La scuola non è solo un luogo di apprendimento, è anche un sistema di appartenenza, un sistema sociale e, così come i genitori hanno faticato ad integrare la loro identità professionale, allo stesso modo i bambini hanno fatto fatica ad adattarsi alla didattica a distanza.

L’età dei bambini ha influito sul processo di fusione del sistema scolastico con gli altri due sistemi.

Famiglie con bambini piccoli hanno riportato le loro difficoltà nello stare dietro alle necessità di dipendenza dei figli. I bambini hanno infatti riflesso sui genitori la loro dipendenza affettiva nei confronti degli insegnanti e dei compagni di scuola.

Famiglie con preadolescenti e adolescenti hanno lasciato emergere una dinamica di separazione: il desiderio di indipendenza dei ragazzi, nei disegni, era simboleggiato da una porta chiusa; rappresentando una relazione dolorosa difficile da definire e riconoscere da parte dei partecipanti del gruppo.

Le madri italiane

La nostra ricerca ha evidenziato che in Italia il compito di provvedere ai figli e di assicurare loro un ambiente che possa accoglierli nella transizione è stato riservato alle madri. La differenza tra il ruolo di madre e padre era molto sentita in Italia, infatti se nel Regno Unito e in Irlanda su otto partecipanti al primo incontro c’erano tre uomini e cinque donne, in Italia erano tutte madri.

La struttura genitoriale / lavorativa ha individuato il proprio campo di studio. Nel Regno Unito, nelle famiglie in cui entrambi i genitori lavoravano, la responsabilità era condivisa al 50/50, in contrasto con la cultura italiana fortemente sbilanciata sulla responsabilità materna. La nostra prima esperienza di workshop in Italia ha evidenziato una omogeneità culturale per quanto riguarda la posizione femminile. In questa cultura alle donne era richiesta responsabilità su tutti i livelli: preparare i pasti per la famiglia, curare la transizione da prima a dopo il lockdown, curare la gestione generale di tutti gli aspetti della vita domestica e la supervisione delle difficili intersezioni dei vari sistemi di appartenenza.

Natura e desideri nascosti nei genitori in UK

La decisione da parte del governo inglese di permettere ai cittadini di uscire di casa per fare esercizio fisico ha impattato notevolmente sull’esperienza dei genitori lavoratori.

La natura è diventata come un’immaginaria “stanza in più” di casa, ma anche un sistema di supporto. In Irlanda e Regno Unito l’opportunità di trascorrere un po’ di tempo all’aria aperta ha permesso ai genitori e ai loro figli di trovare anche nella natura, un nuovo sistema di appartenenza dove poter scoprire un nuovo modo di imparare e stare insieme.

Possiamo a questo punto fare una correlazione tra il bisogno di libertà manifestato nel desiderio di allenarsi in cucina con l’ambivalenza espressa nei confronti del sistema scolastico. Sebbene i genitori del Regno Unito inizialmente “accettassero” le regole del gioco della scuola a casa, la situazione è poi cambiata. I genitori sono diventati “ribelli”, assumendosi la responsabilità dell’istruzione dei propri figli, promuovendo la lettura al posto dei compiti e la natura rispetto ai collegamenti su Zoom; aprendo un conflitto con il processo di didattica a distanza.

I genitori hanno anche condiviso alcuni aspetti piacevoli dell’esperienza scolastica a casa, apprezzando il tornare ad insegnare ai propri figli le abilità di base della lettura, della scrittura e di un po’ di matematica. Il gruppo britannico ha anche condiviso il piacere di cucinare e il fare giardinaggio. Sia “cucinare” che “fare giardinaggio” sono entrambi verbi associati alla creazione di nuovi prodotti. In questo modo, entrambe sono attività che fanno emergere nuovi desideri.

Una mamma del gruppo inglese ha raccontato di aver superato la paura di essere lasciata fuori (FOMO- fear of missing out) descrivendo il senso di libertà provato nello stare a casa.

Attraverso l’esperienza del lockdown in cui la vita fuori casa veniva sospesa, i partecipanti hanno potuto sperimentare ed esplorare i propri desideri personali.

La teoria del desiderio di Jacques Lacan (1951) posiziona la differenza tra il desiderio di sé e il desiderio degli altri. La parola “distanziamento” , che deriva dal latino distantia “una cosa a parte”, ha permesso l’emergere di un nuovo senso di separazione.

Lavorando sul dare un nome ai desideri emersi il gruppo dei partecipanti in UK ha avuto la possibilità di riprendere il contatto con una parte di loro stessi dimenticata, il piacere della creatività.

Il tempo e i tre sistemi

Il concetto di tempo e la parola stessa sono stati citati più volte sia dal gruppo inglese che italiano. L’etimologia del termine sia in italiano che in inglese fa riferimento a diversi significati. In inglese arcaico “tima”- un limitato spazio di tempo- ben definisce l’esperienza del primo lockdown, che è stato limitato ad un relativamente breve intervallo di tempo.

L’altro significato di “tima” è dividere, risalendo all’origine greca e proto-indo-europea del termine. Questa definizione di tempo è per noi particolarmente interessante poiché sottolinea l’importanza del tempo come spazio. Impieghiamo del tempo per andare al lavoro e per tornare a casa, spendiamo del tempo al lavoro, così come i figli trascorrono del tempo a scuola. In questo senso il tempo divide le esperienze all’interno e all’esterno della casa. Il tempo è il divisore, il confine tra i sistemi, e lo stesso vale nel far convergere dei sistemi lavoro/casa/scuola, come durante il lockdown.

Con l’espressione “work-life balance” normalmente intendiamo l’equilibrio tra il tempo trascorso lavorando e svolgendo attività personali/familiari. La casa funziona normalmente come una base di appartenenza condivisa, a partire dalla quale la famiglia conduce separatamente la propria vita lavorativa e scolastica.

Allora cosa è successo quando quei tre sistemi si sono sovrapposti nello stesso spazio condiviso?

La nostra ipotesi di partenza era trovare un senso di fusione, un crollo dei confini. Eravamo interessati a scoprire se i confini dei sistemi casa / scuola / lavoro (Miller e Rice, 1967, pag.9) si fondessero davvero durante il blocco (a destra) e se questo fosse connesso a un senso di disorientamento e perdita di identità.

Se torniamo all’ipotesi che il tempo rappresenta un’espressione simbolica dell’esperienza emotiva, possiamo concludere che la percezione di fusione dei confini emerge quando i genitori lamentavano una perdita di tempo, poiché il tempo da trascorrere in famiglia diventava la costante per ogni suo membro. I genitori avvertono di non avere tempo per potersi concentrare sul proprio lavoro ma anche di non provare il piacere di trascorrere più tempo con i propri figli.

Tuttavia, secondo un approccio sistemico (Hirschhorn, L. 1998; Lawrence, W., G., 1979) i sistemi hanno bisogno di confini per esistere, per separare ogni sistema dall’ambiente esterno.

Il nostro studio dimostra come si possono creare nuovi confini impliciti a partire dalla fusione dei sistemi famiglia/lavoro/scuola.

Alcune famiglie si sono scontrate per questioni legate allo spazio, molti partecipanti hanno raccontato come il piano della cucina si potesse trasformare in tavolo da pranzo e scrivania ogni mattina e pomeriggio. Nel gioco delle parti tra genitori e figli sono apparsi nuovi confini, spesso impensati e non discussi o negoziati. La pressione alla quale sono stati sottoposti ha indotto sia i bambini che i genitori a comportarsi a volte in modo aggressivo e oppositivo. Per alcuni, questa esperienza è stata traumatica e caratterizzata da sentimenti di impotenza legati alla trasformazione dei ruoli. Ciò ha comportato una perdita di identità e ha inibito l’emergere di una nuova creatività.

Curiosità, esplorazione, desiderio e creatività: un invito alla riflessione e all’applicazione

L’epidemia di Covid-19 ha scosso il nostro senso di certezza, aprendoci a una miriade di possibilità nel new normal. La nostra ricerca ha evidenziato quattro risultati chiave:

1. I genitori lavoratori hanno avuto compiti complessi da assolvere.

Alcuni di questi compiti sono stati travolgenti ed emotivamente difficili. I genitori non avevano altra scelta che prendersi in carico questi compiti e fare il meglio che potevano. Da un lato, questo ha permesso loro di scoprire desideri inesplorati e nuovi ruoli che possono essere un’opportunità se integrati nella nuova normalità. D’altra parte, i genitori potrebbero essere stati impattati negativamente dalla complessità di assumere così tanti ruoli.

Possiamo a questo punto creare uno spazio “sicuro” per i genitori lavoratori per esplorare la loro capacità di assumere nuovi ruoli. In questo modo, una volta che le organizzazioni escono dal lockdown, i genitori possono essere guidati nella loro transizione alla vita 4.0, sentendosi supportati nell’assumere i nuovi ruoli che la vita dopo il lockdown propone loro.

2. Creare uno spazio per condividere e pensare può far nascere la voglia di esplorare, dando vita a un senso di curiosità utile ad esplorare questo nuovo mondo post-lockdown. Essere curiosi significa aver la possibilità di bilanciare le emozioni, ad esempio sentirsi spaventato o stanco. Visto che prendersi cura l’uno dell’altro può aumentare la capacità di affrontare le criticità, possono essere utili gli workshop guidati.

3. I sistemi di appartenenza sono stati scossi e si sono trasformati in nuove strutture.

Ciò che era dato per scontato e semplice (ruoli con confini e compiti chiaramente definiti), è cambiato dall’oggi al domani. I genitori che lavorano hanno perso gran parte della loro identità lavorativa in questo processo, ma condividere queste esperienze in gruppi può aiutare i genitori a riconoscere dove si sono persi e vedere come altri, allo stesso modo, si sono persi, andando a costruire un nuovo senso di appartenenza.

4. Anche le relazioni genitori/ figli sono cambiate. Entrambi hanno incontrato le rispettive identità sconosciute. I bambini hanno incontrato l’identità lavorativa dei loro genitori e i genitori hanno incontrato l’identità scolastica dei loro figli. Emerge l’opportunità per rivedere tutte quelle immagini idealizzate e onnipotenti (come l’alunno perfetto e il genitore che lavora soddisfatto). In questo modo, la relazione genitore / figli mantiene gli stessi elementi di autenticità e le stesse fragilità, anche quando i genitori rientrano in ufficio e i bambini a scuola.

Questa esperienza ci ha aiutato a capire che per affrontare le sfide del lockdown è necessario implementare strategie “adattativi” (Kegan, R., & Lahey L., 2009), che sono diverse da quelle tecniche/operative. Le strategie operative richiedono “tecniche” ben note (Heifetz). I cambiamenti adattativi richiedono un cambiamento di approccio mentale, richiedendoci di muoverci verso un mindset più sofisticato. Gestire le emozioni emergenti dall’esperienza difficile del lockdown non è solo una questione di mindset, è un obiettivo che coinvolge la sfera cognitiva e quella affettiva, mettendo insieme pensieri e sentimenti (Kegan, R. e Lahey L., 2009).

Abbiamo pensato ad un percorso di 8/10 sessioni dedicate ai manager e genitori lavoratori con l’obiettivo di facilitare lo sviluppo di una integrazione emotiva dell’esperienza a fronte della pandemia. In questo modo supportiamo le organizzazioni nella definizione e negoziazione di nuove regole di co-esistenza, rinnovando il senso di appartenenza all’organizzazione da parte dei collaboratori.

Il nostro programma si articola in 4 punti:

1. elaborare l’esperienza della fusione dei confini all’interno di uno spazio condiviso e protetto

2. costruire nuove identità, ruoli e confini a partire dalle criticità affrontate e risorse emerse

3. rinnovare il senso di appartenenza e impostare nuove storie di identità integrate

4. condividere gli apprendimenti all’interno dell’organizzazione, creando nuove opportunità per il sistema.

Conclusioni:

“L’acqua si adatta molto, è fluida e assume forme diverse, è così che io e mio marito ci ricordiamo di essere” (madre italiana di 3 figli, seconda sessione)

Questa metafora ci dà l’immagine della fragilità e della forza al tempo stesso. Crediamo che le famiglie, al pari delle organizzazioni, possono essere come l’acqua, e desideriamo impegnarci nel capire come accogliere l’incertezza e il cambiamento, per creare nuove opportunità e nuove strategie di adattamento, lasciando che l’acqua scorra e che il pane lieviti.

Articoli di riferimento: https://news.stanford.edu/2020/03/30/productivity-pitfalls-working-home-age-covid-19/

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