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Il fondamentale dei fondamentali nel Management

Maggio 25th, 2018 Posted by Notizie 0 thoughts on “Il fondamentale dei fondamentali nel Management”
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Immagina di partire per una vacanza estiva. Non hai ancora deciso dove andare e non vedi l’ora di staccare la spina, perciò inizi subito a fare un elenco di cose da prendere: vestiti, accessori, attrezzature…

Poi ti rendi conto che qualcosa non va e pensi:  “Un attimo, non posso decidere cosa portare senza sapere prima dove voglio andare!”. 

Già: non puoi decidere “come” fare le cose prima di aver deciso “cosa” fare. Con l’esempio delle vacanze è semplice individuare l’errore. Le vacanze estive sono un’occasione speciale, facile dunque che il primo passo sia concentrarsi sul luogo da raggiungere; e che solo dopo si cominci a capire come arrivarci e cosa portarsi dietro.

Per quanto ci sembri assurdo però, se ci spostiamo in azienda troppo spesso ci si comporta esattamente come se si stessero preparando i bagagli prima di rendersi conto quale destinazione vacanziera si stata scelta..

Osservo spesso persone al lavoro che prendono decisioni sulle loro azioni senza aver ragionato prima su cosa vogliono ottenere alla fine del processo. I altre parole, vedo enorme confusione tra “cosa” fare e “come” farlo. Molti manager non hanno mai compreso la reale differenza tra i due termini, e solo pochi hanno costantemente chiaro, mentre lavorano, se stanno lavorando sul “cosa” o sul “come”.

Anzitutto, dunque, un chiarimento. La dimensione “cosa” si riferisce alla fase conclusiva di una serie di azioni, in quanto identifica il risultato che si desidera fornire. La dimensione “come” riguarda invece i passaggi intermedi del processo stesso, e cioè il modo in cui si otterrà quel risultato. 

La distinzione può anche sembrare banale, e lo è almeno finché si rimane sul piano dei concetti. Se invece ci si sposta sulle azioni reali, invece, incredibilmente le cose cambiano. Vedo spesso persone impegnate a discutere del “come” senza una buona conoscenza del “cosa”. Spesso si capisce dal modo in cui vengono assegnate le attività, ad esempio: “Il tuo obiettivo è gestire il problema con quel cliente”. Ma questa affermazione confonde l’obiettivo, che è un “cosa” (non esplicitato), con il modo di raggiungerlo (gestire) che è il “come”, qui peraltro piuttosto vago: che significa gestire?

Le persone cadono spesso nella trappola di confondere il “cosa” e “come” per vari motivi:

1) Nelle aziende lavoriamo principalmente su processi regolari e continuativi piuttosto che su eventi a breve termine, e diamo spesso per scontato ciò che vogliamo ottenere. Dedichiamo dunque poca attenzione a chiarirlo ogni volta.  E, anche se a volte è vero che il risultato finale desiderato è già ovvio, lo stesso potrebbe non essere vero per gli importanti passaggi intermedi che portano ad esso. 

 2) Il nostro coinvolgimento emotivo nel risultato è a volte basso, perché la visione è stata prodotta da qualcun altro e non ci sentiamo veramente ingaggiati. Quindi tendiamo a concentrarci sulle azioni, piuttosto che sul risultato da ottenere. Cioè guardiamo i passi da compiere piuttosto che la destinazione finale.

3) La maggior parte delle volte lavoriamo sulla parte specifica di un processo, quindi non siamo responsabili del suo esito complessivo. Pensiamo semplicemente che sia qualcun altro a doversi prendere cura del risultato finale. Ancora, dunque, la nostra preoccupazione naturale è il come.

Quando ciò succede, si vedono persone bloccate in lunghe e noiose riunioni che discutono fino all’esaurimento delle energie. Oppure si vedono persone impegnatissime ma che non riescono a produrre un risultato utile, nonostante i loro sforzi. Si vedono capi che lamentarsi dei risultati deludenti in termini di tempo impiegato e sforzo richiesto. Questi sono tutti casi tipici in cui è stato è stato confuso completamente il “cosa” e il “come” .


Come possiamo quindi evitare di cadere in questa trappola?

1. Chiediamo spesso a noi stessi e alle persone con cui stiamo lavorando: “Ci è chiaro ciò che vogliamo ottenere?” Possibilmente facciamoci questa domanda prima di iniziare a decidere o mettere in atto qualsiasi azione.

2. Mentre definiamo un obiettivo, proviamo a creare un’immagine nella nostra mente. Se si tratta di un’immagine dinamica con – ad esempio – qualcuno impegnato a fare qualcosa, probabilmente stiamo descrivendo un “come”. Se invece è un’immagine fissa come un documento, una presentazione, un numero, la faccia soddisfatta di un cliente, allora stiamo descrivendo il “cosa”. 

3. Facciamo attenzione ai nostri stati emotivi quando stiamo per affrontare un compito. Siamo ansiosi, stressati, desiderosi solo di liberarci di un problema? Se è così, fai attenzione, perché sotto pressione tendiamo a saltare direttamente alle azioni, prima di prenderci del tempo per capire cosa vogliamo ottenere, poiché questo riduce la nostra ansia.

Infine, nella mia esperienza di coach, vedo spesso errori fatali di “what versus how” di manager. Molti sono troppo rigidi, spesso in conflitto con il proprio capo perché ritengono che gli obiettivi siano troppo elevati, e provano a farli ridurre. L’errore qui è quello del negoziare sul risultato finale da raggiungere (il “cosa”) invece di negoziare sui mezzi e i modi (il “come”) per raggiungerlo. Essendo il “cosa” legato a sua volta a tanti “cosa” più elevati, insistere sul modificarlo significa in qualche modo mettere in discussione gli obiettivi che tutto il sistema azienda si sta ponendo. Un manager eccellente invece accetta l’obiettivo, si assicura che sia chiaro, stima  le risorse necessarie per raggiungerlo e solo dopo inizia a negoziare: ma sulle risorse, non sull’obiettivo. Si negozia sul “come”, non sul “cosa”.

Curando di avere sempre chiaro in testa se stiamo parlando di “cosa” e il “come” mentre stiamo prendendo decisioni e lavorando con gli altri, possiamo diventare manager migliori e far crescere dei leader intorno a noi.

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